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sabato 28 settembre 2013

Borgonato, presunto inquinamento ambientale

un quartiere di Borgonato
A Borgonato una ditta di lavorazione metalli sarà sottoposta ad accertamenti riguardo a presunto inquinamento ambientale, acustico, atmosferico.  

Emissioni di fumi, rumori e scarichi anomali provenienti dal sito produttivo sono stati oggetto di un esposto che ha indotto l’Amministrazione comunale ad intervenire per una ricognizione e verifica della situazione.

Il sito si trova in prossimità di residenze, per cui si può capire l’allarme che può aver provocato tra gli abitanti della zona. Proprio per l’inidoneità della posizione in cui è inserita, nel PGT sono previste azioni di riqualificazione con ricollocazione dell’attività produttiva in ambiti più consoni.



giovedì 9 agosto 2012

I Bufo Bufo del Monte Alto forse la scampano...


Riportiamo alcuni stralci di un articolo in cui si parla del parere negativo della Regione riguardo ad alcune previsioni del PGT di Iseo in via di approvazione: riguardano il progetto di un villaggio turistico da realizzarsi sulla riva del Sebino a Clusane, al confine con Paratico.
Ricordiamo che, insieme ad altre, anche l’associazione Monte Alto di Corte Franca si era mobilitata per impedire che col nuovo insediamento venisse irrimediabilmente compromesso l’ultimo varco ecologico che consente la migrazione dei rospi comuni dal monte alle sponde lacustri.

Fonte: Bresciaoggi, martedì 07 agosto 2012 

URBANISTICA. In vista dell´approvazione in Consiglio il Piano di governo del territorio è passato sotto la lente di Milano
Troppo cemento all´orizzonte
La Regione in pressing su Iseo
Giuseppe Zani

Il Pirellone «boccia» il residence al confine con le lamette a lago, auspica la tutela delle aree naturali e sollecita tagli al consumo di suolo

Meno cemento, più «coccole» al panorama. O per usare il lessico dei burocrati, un Pgt più attento a contenere il consumo di suolo e a preservare le caratteristiche del paesaggio. È quanto auspica, anzi chiede una lettera inviata in questi giorni all´Amministrazione comunale di Iseo dalla Regione. Il tono della comunicazione è cortese, le prescrizioni contenutevi sono formulate in termini di «suggerimenti a titolo collaborativo», ma poi scatta l´indice ammonitore: in vista della sua prossima approvazione, il nuovo strumento urbanistico dovrà recepire le indicazioni date da Milano, «a pena di inefficacia degli atti assunti».
Tre le osservazioni di maggior rilievo. ...........(omissis)
 .....................

La seconda osservazione è incentrata sulla rete ecologica comunale: va meglio dettagliata, secondo il Pirellone, studiata nelle possibili interconnessioni, perimetrata a dovere e riportata in cartografia. «Si segnala inoltre- si legge nel documento licenziato dai tecnici regionale – che è presente verso il confine con Paratico un varco da mantenere e deframmentare». Chiaro il riferimento alla rotta migratoria dei rospi bufo bufo il cui approdo a lago rischia di essere sbarrato dalla costruzione di un villaggio turistico.




lunedì 14 maggio 2012

Bufo Bufo: operazione salvataggio conclusa

Alberto Gatti di Corte Franca

Il passaggio sulla strada provinciale Iseo-Paratico Alberto Gatti l'ha scoperto nel 2009 mentre andava Pontirone, sulla sponda bergamasca del Sebino, a dar man forte ai volontari locali che raccolgono con secchi i soggetti bloccati contro i muri di contenimento della litoranea e poi li liberano in acqua. Stessa operazione egli ha ripetuto nel 2010 e nel 2011, ma da solo, a Clusane. Quest'anno è invece riuscito a coinvolgere amici e passanti. E porterà i dati della campagna 2011 al convegno sulla tutela degli anfibi in Lombardia previsto a Endine il 26 maggio... 







Qui l'articolo sull'argomento: http://www.bresciaoggi.it/stories/Provincia/360352_la_campagna_salva_rospi_ha_fatto_breccia_a_clusane/

venerdì 6 aprile 2012

Associazione Monte Alto: il progetto salvarospi


Già vi abbiamo informato della previsione (leggi qui) di costruire un villaggio turistico a Clusane, proprio dove è rimasto l’ultimo sbocco naturale dell'unico corridoio ecologico tra il lago e la collina, meta di riproduzione del rospo comune, tutelato dalla Regione lombarda.
Rospo comune (Bufo bufo) 
Contro questa nuovo progetto edificatorio l’associazione Monte Alto di Corte Franca, insieme alla Schiribilla, aveva inviato osservazioni al comune di Iseo. Da quanto abbiamo appreso, leggendo il verbale della conferenza finale dei servizi dell’8 febbraio scorso, il progetto è stato modificato e integrato su richiesta della Soprintendenza: viene mantenuto il bosco ad alto fusto esistente. Per il resto non sappiamo cosa riserberà il nuovo cantiere e se anche ai bufo bufo verrà concesso un accesso “protetto” al canneto.

Riportiamo qui l’articolo di Bresciaoggi (venerdì 06 aprile 2012) che racconta dell’impegno dell’ass. Monte Alto nel salvataggio degli anfibi locali, al quale hanno partecipato, come abbiamo saputo, anche alcuni bambini!

ISEO. L´associazione Montealto fa sì che gli anfibi diretti al lago si salvino dalle ruote delle auto
Grazie ai vigili notturni i rospi evitano la «via» d´estinzione
Giuseppe Zani
I volontari possono ora contare anche sulla Comunità montana

La squadra di volontari impegnati al confine fra Paratico e Iseo
Fonte: www.bresciaoggi.it
Con la prima, vera pioggia, anche i residui rospi comuni che abitano boschetti e orti del basso Sebino si sono mossi dando vita alla migrazione riproduttiva primaverile. Aspettavano da almeno un mese, infrattati alle pendici del monte Alto, in faccia al canneto che si trova sul confine tra Clusane e Paratico. A trattenerli, il clima siccitoso. L´altra sera, le prime avanguardie si sono affacciate sul ciglio della strada provinciale che separa il bosco dal lago, la Iseo-Paratico, per attraversarla e poi andare ad accoppiarsi in acqua. Un passaggio che solitamente si risolveva in una strage. Troppo lenti e impauriti dalla luce dei fari gli anfibi; troppo veloci e numerosi i veicoli a motore. Stavolta, però, la situazione è cambiata anche qui, e come succede già da molti anni sulle sponde dell´Eridio e tra Nave e Lumezzane, i volontari hanno saputo mobilitarsi per salvare gli animali dal traffico e per farli arrivare intatti al lago.
Ci hanno pensato alcuni membri dell´associazione «Montealto» che, come previsto anche dalla recente legge regionale 10 dal 2008 sono stati sostenuti dalle istituzioni. E così, la Comunità montana del Sebino bresciano ha distaccato per questo compito la guardia ecologica volontaria Francesco Econimo, rispondendo all´obbligo di tutelare gli esemplari adulti, i siti riproduttivi e l´habitat della microfauna protetta (tutti gli anfibi, e non solo, rientrano nell´elenco) previsto appunto dalla legge lombarda citata.
IN PRIMA FILA nel salvataggio Alberto Gatti, colui che nel 2009 ha scoperto sulla Iseo-Paratico il fenomeno, e che poi nel 2010 e 2011 è tornato a censirlo, aiutando da solo i rospi comuni nei loro spostamenti notturni. Alberto, anch´egli iscritto alla «Montealto», ha coinvolto quest´anno il suo presidente, Alessandro Gatti, e gli amici Gabriele Ongaro e Loris Togni (quest´ultimo accompagnato dalla famiglia). E al piccolo gruppo si sono aggiunti Ivetta Botticelli e il marito Ilario, residenti a Capriolo. Ogni componente la squadra - munito di giubbetto di segnalazione ad alta visibilità, secchio, guanti di lattice e torcia elettrica - s´è ritagliato un suo spazio di ricerca muovendosi in sintonia con gli altri. Entrambi i bordi del tratto di strada che dalla concessionaria Autofelappi arriva al confine con Paratico sono stati setacciati palmo a palmo. Molti gli anfibi individuati mentre erano impegnati ad aggirare il lungo muro del distributore Total che, a monte della strada, sbarra il passo verso il lago. Nelle scorse settimane Alberto aveva raccolto e poi rilasciato nel canneto una trentina di esemplari in tutto. E l´altra sera, in occasione della prima serata della migrazione di massa, se ne sono contati 99: 88 maschi (sono sempre molto più numerosi, oltre che più piccoli) e 11 femmine. Una dozzina di rospi, purtroppo, sono sfuggiti al «pettine» dei volontari finendo sotto le ruote dei mezzi in transito.
Emozionante il rito della liberazione appena di là della strada, sul vasto terreno sul quale la società «Costa verde» srl si appresta a costruire un villaggio turistico, peraltro duramente contestato dagli ambientalisti sebini.
Gli anfibi rilasciati, ancora frastornati, hanno iniziato a saltellare in ordine sparso; poi i maschi, come attirati da un radar, si sono diretti senza esitazioni verso il lago, scomparendo presto nell´oscurità, seguiti a distanza dalle femmine, più grosse e goffe.

Leggi anche qui e qui



giovedì 16 febbraio 2012

Rodengo Saiano: perchè no alla centrale a biomasse


Inquinamento atmosferico sulla pianura padana. 
Foto da satellite. Fonte: NASA

Impianti di combustione a biomasse...
una pioggia di autorizzazioni anche nel bresciano...oggi a te domani a me...

 Qui il video della prima parte della serata, tenutasi il 15 febbraio a Rodengo Saiano, presso il Centro San Salvatore: intervento di Marino Ruzzenenti, che spiega le caratteristiche delle centrali a biomasse e i motivi fondati per cui questi impianti non sono proponibili in ogni dove:

- l'Italia (e la Lombardia) non ha bisogno di energia elettrica aggiuntiva: c'è già un notevole surplus

- la pianura padana è già altamente inquinata: supero di 3/4 volte dei limiti delle PM10 fissati per la tutela   della salute (così anche a Rodengo e non solo...), da qui la necessità di ridurre drasticamente la produzione di energia elettrica tramite combustione (accompagnata  dal risparmio energetico) e di introdurre impianti non inquinanti

- anche le centrali con combustione di biomasse contribuiscono a un aumento delle polveri sottili

- il progetto della centrale di Rodengo: l'impianto disperde ben l'84% dell’energia prodotta; problematico il rifornimento di biomassa legnosa a filiera corta col rischio di doversi rifornire lontano (e magari un giorno bruciare rifiuti); assurdità di coltivazioni dedicate alla combustione, quando già il consumo di suolo fertile, soprattutto nella nostra pianura, si sta riducendo a vista d'occhio; terreni sempre più sterili; sfalci e umido necessari per compost naturale 

- le procedure per l'installazione di queste piccole centrali (1MW) sono state talmente semplificate che si stanno moltiplicando ovunque anche in pianura, "grazie" agli allettanti  incentivi pubblici: grosso vantaggio economico per le società che investono in questo settore... e per la collettività dov'è il beneficio?

- il ruolo di Cogeme, una azienda legata strettamente al territorio e che si occupa di sostenibilità ambientale: auspicabile un ripensamento sulla centrale di Rodengo

per approfondire: STEFANO MONTANARI - centrali a biomassa
                               Federico Valerio, bruciare biomasse per produrre elettricità

martedì 14 febbraio 2012

Consumo di suolo, biomasse, comitati...fame di partecipazione!


Ecco gli appuntamenti della settimana che ci sono stati segnalati in tema ambientale:

- mercoledì 15 febbraio, ore 20.45, presso l'auditorium San Salvatore di Rodengo Saiano,  la seconda assemblea pubblica sulla questione della progettata centrale a biomasse in località Paradello. L'incontro è organizzato dal “comitato spontaneo No centrale biomassa a Rodengo Saiano”. Tecnici ed esperti a confronto.
La serata sarà trasmessa anche in diretta streaming. 

-  giovedì 16 febbraio, ore 17, nell'auditorium del museo di Scienze naturali di via Ozanam a Brescia, prende l’avvio l'iniziativa della Fondazione Calzari Trebeschi (in stretta collaborazione con la Fondazione Cogeme): un ciclo di tre incontri sulla tutela fisica, urbanistica e paesaggistica del territorio italiano, nazionale e locale, come momento essenziale di sviluppo economico e di identità culturale. Qui la locandina

- venerdì 17 febbraio, ore 21 a Chiari, presso la sala della Fondazione Repossi, Via Varisco 9, si terrà l'incontro "Salviamo il paesaggio difendiamo i territori": 
interverrà Damiano Di Simine di Legambiente. 
La serata vuole essere l'occasione per lanciare la realizzazione di un forum locale della campagna nazionale. 





mercoledì 1 febbraio 2012

Rodengo, centrale a biomasse: il “clima” si scalda


Corre per le strade e le case di Rodengo Saiano la protesta del comitato anticentrale, con volantini, cartelli, striscioni, ma anche su Facebook  e, domani, un’assemblea per informare la popolazione.
La notizia della prossima installazione di un impianto d’incenerimento di biomasse, in località Paradello, si è sparsa solo di recente fra la gente del paese, nonostante l’iter di approvazione sia partito sin dal maggio dello scorso anno. 
Per questo motivo si è costituito un comitato spontaneo di cittadini che, convinti che l’impatto ambientale e sanitario sia stato del tutto trascurato, intendono approfondire la tematica in un incontro pubblico apposito.
Dal canto suo, proprio in questo periodo, Linea Energia, società del gruppo LGH – di cui è primaria azionista Cogeme - sta pubblicizzando a tutto spiano (con un depliant  e un video) i grandi vantaggi del nuovo impianto, alimentato unicamente da biomasse legnose di natura vergine provenienti dalla manutenzione del verde (sfalci, potature...) e dalle raccolta del verde vergine di isole ecologiche localizzate nel territorio circostante, assicurando che non vi sarà alcuna incidenza negativa sull’ambiente.
Dei benefici di una centrale del genere non è invece per niente convinto il comitato, che sta esaminando i documenti del progetto: la struttura, oltre che essere prossima ai centri abitati, avrà un resa energetica bassa ed emetterà sostanze inquinanti a danno della salute dei cittadini. Di sicuro è mancato, a tempo debito, il coinvolgimento della popolazione da parte dell’amministrazione comunale.
Di tutto questo si parlerà dunque nell’assemblea indetta giovedì 2 febbraio, alle 20.45 presso l’Auditorium San Salvatore.
P.S.
http://franciacorta.radiondadurto.org/2012/02/01/inceneritore-di-rodengo-e-discarica-bosco-stella-le-autorizzazioni-avanzano/

mercoledì 21 dicembre 2011

Ancora sul “Piano strategico Terre di Franciacorta” ...



Foto: Natura e Paesaggio di ANGELO DANESI
Ecco la lettera critica, a firma del Console di zona del Touring Club Italiano, nella quale, pur riconoscendo la qualità del progetto, si fa notare come non si è stati capaci di utilizzare progetti e risorse umane già presenti sul territorio.

Insomma, si spendono soldi per un piano studiato da una società specializzata "esterna", quando ci sono dati/studi in abbondanza e, sul posto, persone, associazioni, istituzioni...che ben conoscono questa terra, perché ci vivono, e sono all’altezza  di salvare e rilanciare la Franciacorta.

Fonte: Bresciaoggi, martedì 20 dicembre 2011 
FRANCIACORTA
Le osservazioni
 del Touring
Dopo aver presenziato agli incontri programmati dalla fondazione Cogeme in merito all´oggetto, comunico le seguenti osservazioni :
- molto apprezzabile è il risultato finora ottenuto del coinvolgimento di venti Comuni della Franciacorta in un progetto di sostenibilità utile ai fini della pianificazione urbanistica presente e futura del territorio dei vari comuni interessati, come pure del Consorzio per la tutela del Franciacorta e la Camera di Commercio di Brescia.
- Interessante e qualitativamente rilevante l´intervento dei vari relatori nei tre incontri svoltisi.
- La mancanza di un immediato confronto, però, pur giustificata con l´intento di consentire successivi contributi al riguardo da parte dei vari enti non partecipanti in forma diretta, ha costituito una limitazione che ci si augura possa essere nel tempo colmata.
- Il percorso presentato ed effettuato con gli elaborati prodotti dallo studio Agorà è stato certamente utile ai fini dell´inizio di un dibattito ed un confronto tra i comuni interessati.
- Le informazioni finora ottenute con la consultazione sul sito Cogeme mediante i documenti relativi al monitoraggio ed al successivo progetto di sostenibilità 
, fa ritenere discutibile il rapporto costi/benefici soprattutto rispetto alla futura fase finale. Pur ammettendo, infatti, il valore scientifico degli indicatori, certamente utili a livello ambientale, si ritiene che anche in loro assenza si sarebbero potute trarre le stesse conclusioni presenti nel documento del 17 maggio 2011.
Tutto quanto sopra senza nulla togliere all´impiego di studi privati, che con grandi quantità di fotografie, schemi, monitoraggi e quant´altro riproducono sostanzialmente l´azione e la funzione che il T.C.I. ha svolto, svolge e si dichiara pronto a svolgere in futuro. 
Il T.CI., infatti, da oltre vent´anni svolge un´attività di sensibilizzazione finalizzata alla tutela ed alla salvaguardia dello stesso ed alla evidenziazione delle notevoli presenze architettoniche ed ambientali fra le più significative del territorio lombardo.
Gianmarco Pedrali
CONSOLE TOURING CLUB ITALIANO 
FRANCIACORTA - SEBINO – VALCAMONICA


venerdì 16 dicembre 2011

Un NODO è venuto al pettine...

Fonte: Bresciaoggi, giovedì 15 dicembre 2011
IL CASO. Aggiornata a febbraio la conferenza dei servizi sul villaggio tra Clusane e Paratico
«Costa verde», iter congelato
Le istituzioni prendono tempo
Comune di Iseo e Provincia sembrerebbero essere favorevoli al progetto
Rinviati alla prossima seduta i possibili rilievi fatti dalla Soprintendenza
Un suggestivo scorcio del canneto che si trova tra il lago e l´area
sul quale dovrebbe sorgere il villaggio
Un suggestivo scorcio del canneto che si trova tra il lago e l´area sul quale dovrebbe sorgere il villaggio
Ieri la conferenza dei servizi «decisoria», così chiamata nella lettera che l´aveva convocata nella sede della Comunità Montana del Sebino bresciano, a Sale Marasino, non ha deciso nulla in merito al villaggio turistico che la Costa verde srl intende realizzare al confine tra Clusane e Paratico.
HA DELIBERATO invece di aggiornare la seduta a febbraio, senza però fissare alcuna data. All´incontro hanno partecipato Gloria Rolfi, direttrice della Comunità Montana, ente forestale delegato, Renato Gentile, in rappresentanza della Soprintendenza ai Beni architettonici e ambientali, Pietro Vavassori, il responsabile dell´Area tecnica del Comune di Iseo, un funzionario dell´assessorato all´Agricoltura della Provincia e i professionisti incaricati dalla Costa verde srl di progettare la nuova struttura ricettiva.

Indiscrezioni vogliono che il delegato della Provincia sia arrivato all´appuntamento con l´assenso dell´assessorato in tasca. Analogo il mandato affidato da palazzo Vantini a Vavassori, sia pure con la precisazione che il «sì» sarà condizionato al rispetto di determinate prescrizioni. Rilievi sarebbero invece stati sollevati dal rappresentante della Soprintendenza a proposito del fatto che il costruendo villaggio, saldando i due capi dell´edificato esistente, chiuderebbe l´ultimo corridorio rimasto tra collina e lago sulla riviera bresciana.
CIASCUN membro della conferenza, s'è concordato alla fine, metterà nero su bianco le proprie notazioni e le invierà alla Comunità Montana affinché le metta a verbale in vista del summit di febbraio. In quel mese sul tavolo della conferenza ci sarà un elemento nuovo, ineludibile: l´adozione del Pgt, in calendario giovedì 29 dicembre.

Sul rinvio di ieri, comunque, devono aver pesato le osservazioni spedite in varie direzioni - e financo alla Commisione europea, a Bruxelles - da Legambiente Basso Sebino e dalle associazioni Montealto e La schiribilla.
Oltre a evidenziare le difformità che il progetto in questione presenterebbe rispetto alle norme vigenti, gli ambientalisti hanno posto l´accento sulla circostanza che il villaggio Costa verde sbarrerebbe l´ultimo varco d´accesso al lago di cui dispongono i rospi bufo bufo. Inoltre, a loro parere, sarebbe da valutare l´impatto che la prevista costruzione di 48 alloggi e, a monte della strada, di una rotatoria e di 147 stalli pubblici, potrebbe avere sulle vicine Torbiere sebine. Giuseppe Zani

v. anche post precedente "tutti i nodi vengono al pettine..."

giovedì 15 dicembre 2011

Tutti i NODI vengono al pettine...



Con un documento inviato a vari Enti, le associazioni La Schiribilla (Iseo) e  Monte Alto (Corte Franca) hanno espresso viva opposizione alla previsione di costruire un villaggio turistico a Clusane, proprio dove è rimasto l'unico lembo naturale che spezza un continuo edificato sulla sponda del lago, al confine con Paratico.
Il luogo, inserito nel PGT di Iseo (in itinere) come zona di sensibilità paesistica molto elevata, caratterizzato da zona boscata e canneto,  è anche lo sbocco naturale dell'unico corridoio ecologico tra il Sebino e la collina, in particolare è meta di riproduzione del rospo comune, anfibio autoctono, tutelato dalla Regione lombarda.
Oltre che a compromettere il deflusso naturale delle acque piovane, l'insediamento turistico previsto andrà a occludere del tutto il corridoio (v. dettaglio tratto dalla cartografia rete ecologica provinciale).

Queste criticità sono per lo più già note, ma le associazioni sono andate oltre: le Torbiere sono, infatti, uno dei nodi della Rete europea Natura 2000. Nodo e rete, un'immagine molto efficace che fa capire come per garantire la sopravvivenza della biodiversità debba essere assicurata la connessione reciproca dei vari ambienti protetti.
I corridoi hanno proprio la funzione di permettere il collegamento fra i vari siti, proprio come la rete viaria che collega città e paesi di una data regione.
Nel caso specifico distruggere il corridoio ha inevitabilmente effetti negativi anche sulla Riserva delle Torbiere, per questo le associazioni bocciano il progetto che, ad ogni modo, dovrebbe essere sottoposto a valutazione di incidenza, un  aspetto chiave nella conservazione dei siti, previsto dalla Direttiva Habitat  per tutelare la Rete Natura 2000 anche da perturbazioni esterne che potrebbero avere ripercussioni negative sui siti che la costituiscono.

Annotiamo che anche il Pgt di Corte Franca prevede il restringimento ulteriore di quello che è rimasto del corridoio ecologico fra l’abitato di Nigoline  e il polo produttivo: se non altro, in accoglimento delle osservazioni delle associazioni, la progettata espansione della zona industriale dovrà  essere sottoposta a valutazione di incidenza per valutare l'impatto sulle  Torbiere.

Corridoi, Nodi, Rete...restringi un corridoio di qui, chiudilo di là..ci si chiede: che senso ha che Enti istituzionali a vari livelli s’impegnino nella individuazione delle Reti ecologiche, fornendo indispensabili indicazioni per la composizione e la concreta salvaguardia della Rete, finanzino con denaro pubblico il recupero della biodiversità, la creazione di piccole zone umide, boscate ecc..., quando poi la progettazione urbanistica va in senso contrario?

lunedì 5 dicembre 2011

I rospi del Montealto

Fonte: Bresciaoggi, 03/12/2011

«Quel villaggio turistico ingoierà i rospi»
ISEO. La testimonianza di Alberto Gatti dell'associazione Monte Alto: «Le colonie di bufo bufo della zona rischiano una rapida e inesorabile estinzione»
Sulla sinistra l'area su cui sorgerà Costa Verde il villaggio 
turistico vista lago. 
Secondo volontari ed esperti il nuovo cemento minaccia i rospi
I volontari lanciano l'allarme: «Il nuovo complesso residenziale di Clusane sbarrerà l'unico punto di accesso al lago degli anfibi»

L'ennesima colata di cemento sulle sponde del lago d'Iseo rischia di spingere sul baratro dell'estinzione le colonie di anfibi che popolano le aree verdi del Sebino con effetti imprevedibili sull'ecosistema.
L'allarme dapprima solo ventilato dagli esperti ha trovato sponda e certezze fra i volontari e le associazioni che ogni anno cercano di rendere meno traumatica la migrazione di rospi comuni (animali strategici nell'equilibrio dell'ecosistema) verso i luoghi dell'accoppiamento, un esodo che in mancanza di passaggi protetti decima ad ogni stagione la popolazionedi anfibi investita sulle strade dalle auto in transito. Ebbene, il vasto terreno su cui la «Costa verde» si appresta a costruire un villaggio turistico, quasi sul confine tra Clusane e Paratico, è l'approdo sulla riva bresciana del Sebino di una rotta migratoria di rospi.
Vero è che il corridoio ecologico che consente la migrazione- l'ultimo corridoio esistente- è tagliato in due dalla strada provinciale Sarnico-Iseo, una striscia d'asfalto che falcidia gli anfibi quando abbandonano in massa i loro rifugi sul monte Alto e, aggirando muretti e persino i cordoli della pista ciclabile, tentano di raggiungere il lago per l'accoppiamento.
Ma la nuova struttura ricettiva- 48 alloggi, 2 piscine, giochi e attrezzature sportive su un'area di 35.850 metri quadri- costituirà per i bufo bufo una barriera insormontabile. Che sia proprio lì il loro punto d'arrivo, e poi di risalita verso i boschi, lo testimonia Alberto Gatti, 45 anni, residente a Nigoline di Corte Franca, aderente all'«Associazione monte Alto», escursionista con la passione per gli animali.

foto tratta da: http://www.anfibi.org/bufo-bufo.html
È CAPITATO ANCHE ad altri, del resto, di notare durante le serate piovose d'inizio primavera che il tratto di asfalto fiancheggiante il terreno di proprietà della «Costa verde» era reso viscido da una strage di rospi.
«Sono goffi, lenti, quando sono abbagliati dai fari si rannicchiano perchè pensano di mimetizzarsi- racconta Gatti-. Purtroppo, quella strada è trafficatissima. Le chances per loro di farcela sono già assai scarse». Il passaggio dei bufo bufo sulla Sarnico-Iseo Alberto Gatti l'ha scoperto nel 2009 mentre si stava recando a Pontirone, sulla sponda bergamasca del Sebino, ad aiutare i volontari locali che raccolgono con secchi i rospi bloccati contro i muri di contenimento della litoranea e poi li trasportano in acqua.
Stessa operazione che il 45enne ha ripetuto nel 2010 e nel 2011, da solo, di notte, rischiando la pelle, a Clusane. «Ho potuto così censire il fenomeno- continua Gatti-. Lo scorso anno, in poche sere, ho individuato 185 anfibi, quest'anno 180: la metà dei quali spiaccicati sull'asfalto. Stavolta poi la migrazione è stata anomala perchè la temperatura dalla metà di marzo è bruscamente salita. Certo, fossimo stati una bella squadra, ne avremmo salvati di più, di rospi».

Negli anni '90, ricorda Alberto, dal monte Alto muoveva una folta colonia di bufo bufo che scendeva lungo i valloni di Zuccone per raggiungere i laghetti delle Polle, fra Clusane e Colombaro.
«Poi a Zuccone hanno realizzato la zona industriale: cemento e asfalto che han fatto sparire quella colonia- ricorda lui-. Stessa cosa sta avvenendo lentamente sul confine tra Clusane e Paratico, dove peraltro non ci sono tombotti sottostradali per il transito degli animali».
IN QUEL TRATTO, come detto, è in programma la costruzione di un villaggio turistico e, a monte della provinciale, di un parcheggio pubblico di 147 stalli. Una condanna a morte, per i rospi. Un forte legame li unisce infatti al sito di riproduzione, al quale essi restano tenacemente fedeli anche se divenuto inospitale. Ancora sperimentali, e parecchio dispendiosi, i tentativi di trasferimento dei rospi: è necessario rinchiudere le coppie nei nuovi siti che, a quanto sembra, saranno accettati solo dalla prole che vi vedrà la luce.
Giuseppe Zani

lunedì 28 novembre 2011

Contestazioni al Convegno Piano strategico Franciacorta

Dopo le annotazioni critiche di alcuni amministratori e del circolo Legambiente (v. post precedenti: la partecipazione dov’è?-Franciacorta in-sostenibile), un’altra voce di dissenso si è alzata in occasione dell’ultimo incontro dedicato al Piano strategico Terre della Franciacorta, tenutosi sabato 26 scorso presso il monastero di S.Pietro in Lamosa.
Una lettera, circolata a catena via mail e sul web, da una decina di giorni anticipava la formazione di un presidio su iniziativa di un gruppo di persone che intendevano far conoscere l’altra faccia della Franciacorta (quella delle cave, del consumo di suolo, dei pesticidi, della speculazione...) e contestare la comunicazione a senso unico che ha caratterizzato il convegno.
Allestita la postazione di protesta all’esterno, i dissidenti si sono aperti una piccola breccia anche nel corso dell’intervento di Francesco Bettoni, presidente della Camera di Commercio di Brescia.
trovate gli articoli nella sezione rassegna stampa 


- Qui la lettera circolata via mail/web, nelle settimane scorse:
Piano strategico Franciacorta:
Salve a tutti,
siamo un gruppo di persone, abitanti nei comuni della Franciacorta,
accomunate dall'interesse per la terra in cui viviamo. Vi scriviamo
dopo l'incontro in San Pietro in Lamosa avvenuto sabato scorso 12
novembre 2011, secondo incontro pubblico (ma solo per ascoltare,
beninteso!) organizzato da Fondazione Cogeme, 19 amministrazioni
comunali, Consorzio vini "Franciacorta", Camera di Commercio, Cogeme
spa all'interno del progetto "Franciacorta Sostenibile"
(http://www.franciacortasostenibile.org/bin/index.php) finanziato da
Cogeme e affidato allo studio Agoràa. È un progetto in cantiere da
almeno tre anni, con fini di studio e analisi di alcuni aspetti
economici e ambientali della Franciacorta e che sta portando ora alla
luce le proposte elaborate in merito.
Questa nostra lettera parte da una considerazione di fondo: la
Franciacorta è una zona ad alto consumo di suolo, nonostante la
"vocazione" agricola da marchio docg; le amministrazioni comunali sono
con le casse vuote, e da anni far cassa equivale a rendere edificabili
aree che prima non lo erano. Ma lo spazio è limitato e la cartolina
venduta dal Consorzio e da tutti quelli che parlano di Franciacorta
"da esportazione" comincia a perdere smalto e quindi profitti
frizzanti. Per evitare tutto ciò i grandi attori economico-produttivi
dell'area e alcuni pezzi grossi della Provincia hanno deciso di
ridisegnare la Franciacorta (secondo il loro interesse) utilizzando un
vocabolario che di ambientalista ha solo la forma ma non la sostanza.
Le parole più usate all'incontro dello scorso sabato sono state:
sostenibilità, sviluppo, qualità, competitività, turismo, ambiente di
qualità, alcuni dei relatori invitati e probabilmente non allineati
hanno parlato anche di consumo di suolo, cementificazione, grandi
opere inutili e dannose, conversione al biologico...
Le proposte velocemente illustrate dallo studio Agoràa però rimangono
ancorate allo stesso schema che ha prodotto questa crisi: attrarre più
capitali per riqualificare l'ambiente e attrarre più turisti e vendere
più vino. Cioè produrre sempre di più. Nessun accenno al blocco dei
piani di espansione urbana e industriale, di escavazione e
cementificazione generale; nessuna parola per la riduzione della
monocoltura a favore di una maggiore diversità nella produzione
agricola; niente nemmeno sull'utilizzo massiccio di fitofarmaci nella
vigna, niente della questione sociale legata alla condizione salariale
e contrattuale degli operai agricoli utilizzati stagionalmente.
A parte questa premessa, che può anche non essere condivisa,
all'incontro di sabato 12 c'è sembrato di cogliere il malumore di
molte persone presenti (singoli e associazioni) decise a far sentire
la propria voce e a non lasciare le decisioni in mano ai "soliti"
pochi, a maggior ragione ora che molti nodi stanno venendo al pettine
e qualcuno già pensa a rifarsi l'acconciatura con parole come
"sostenibilità ambientale", "qualità" e "competitività".
Per questo, in diversi riteniamo opportuno intervenire al prossimo
incontro pubblico organizzato sempre in San Pietro in Lamosa per
sabato 26 novembre (quando i relatori avranno un peso decisamente più
"economico") con un presidio esterno capace di riconsegnare la parola
ai cittadini.
Con questa lettera vogliamo quindi invitarvi al presidio di SABATO 26
NOVEMBRE 2011 ORE 9 IN SAN PIETRO IN LAMOSA DI PROVAGLIO e vi
chiediamo di girarla ad altre persone che sapete interessate a
dimostrare che gli abitanti, donne uomini e bambini, della
Franciacorta NON VOGLIONO ESSERE ESTROMESSI DALLE DECISIONI CHE
RIGUARDANO IL LORO FUTURO e per ribadire che la FRANCIACORTA HA
BISOGNO DI AZIONI CONCRETE DOPO LE "COLLINE" DI PAROLE SPESE.
Potrebbe anche essere un'occasione utile per conoscerci o ritrovarci,
avviare un confronto sui bisogni sentiti nel territorio, avanzare
proposte (ad esempio quella del Parco Agrario), nonché creare uno
scomodo contraltare alla conferenza e, se lo decideremo, intervenire
direttamente al dibattito con le nostre ragioni.
A sabato prossimo
marco 
paolo 
alessandro 
federico 
gabriele 
daniele
 andrea
 leonardo

giovedì 17 novembre 2011

Franciacorta (in)sostenibile?

Mentre da anni, a vari livelli amministrativi, si susseguono convegni, protocolli d’intesa, dichiarazioni d’intenti, si studiano progetti in difesa della Franciacorta, di fatto il consumo di suolo agricolo galoppa a dismisura e in ordine sparso. E, mentre si elencano le cose belle da fare, pochi hanno il coraggio di ammettere gli errori fatti, di dire cosa esattamente non bisogna fare, cosa cancellare dai PGT già approvati, cosa demolire del già fatto: si ha insomma l'impressione che molti di quelli che esprimono propositi di tutela e sviluppo sostenibile e parlano di ambienti da salvare siano gli stessi che nel frattempo continuano impunemente a “scassare” il territorio.

Come è già noto al Monastero di S.Pietro in Lamosa si sta svolgendo il Convegno sul “Piano strategico Terre della Franciacorta”: sul sito della Fondazione Cogeme trovate la RASSEGNA STAMPA  dedicata all’evento, non trovate però alcune lettere critiche pubblicate su alcuni  quotidiani locali.
Qui l’ultima scritta da Silvio Parzanini, Presidente del circolo Legambiente Franciacorta (Giornale di Brescia, 14 novembre 2011):

I Pgt e il consumo del suolo
Da suo assiduo lettore negli ultimi giorni ho letto con piacere molti articoli e lettere riguardanti la Franciacorta è un segno positivo in sé per i bresciani.
Noi da molti anni ci battiamo perché si apra un dibattito concreto su cosa è avvenuto in questi decenni in Franciacorta, cosa sta ancora avvenendo e cosa si vorrebbe che fosse la Franciacorta di domani non prescindendo certo dalla sua vocazione principale che è il vino, le bollicine.
Ebbene negli ultimi 50 anni in Franciacorta la popolazione è si raddoppiata ma il consumo del suolo è quintuplicato segno di un suo uso sconsiderato, ben oltre le necessità vere dei suoi abitanti.
Del resto questo è anche il risultato di piani regolatori degli anni 70/80 fatti in fotocopia e che prevedevano per tutti i comuni indistintamente case a schiera avulse dal contesto architettonico dei bei centri storici e zone industriali a ridosso di altri comuni con l'aggiunta di enormi centri commerciali.
Oggi, pur registrando positivamente la volontà di contenimento del consumo del suolo che si intravede in molti PGT, nel concreto assistiamo ancora a progetti sproporzionati in termini di viabilità di nuove zone industriali di abitazioni e di centri commerciali cosa a me difficile da giustificare se consideriamo che la stragrande maggioranza dei comuni sono retti da maggioranze politiche o da liste civiche che fanno riferimento al centro sinistra e che dovrebbero per coerenza essere invece più attente al territorio alla sua salvaguardia e ostili alla speculazione edilizia.
Serve riflettere criticamente su questo passato e presente perché altrimenti diventano poco credibili i progetti di sviluppo sostenibile proposti ora in pompa magna e il grido d'allarme del Consorzio Franciacorta «Basta cemento o il vino rischia» volto a denunciare l'eccessiva cementificazione e lo scarso interesse a tutelare il territorio, rischia di rimanere inascoltato.
Io penso che sia giunta l'ora che i comuni della Franciacorta, quella del vino, finalmente si associno per decidere, anche sollecitando gli Enti sovraordinati (Provincia e Regione) per quanto di loro competenza e ascoltando le realtà locali in primis il Consorzio Franciacorta ma anche l'associazionismo produttivo, culturale e ambientalista, il futuro di questo territorio che può ancora in buona parte essere preservato e valorizzato ulteriormente. 
Però questo percorso va studiato e reso concreto giocando a bocce ferme e cioè chiedendo ai comuni di congelare tutti quei progetti e sono purtroppo ancora molti (discariche centri commerciali grandi strade e zone industriali) che se realizzati, sconquasserebbero ancora di più la Franciacorta,
Non partiamo da zero, progetti interessanti ci sono a cominciare dall'ipotesi Parco Agricolo di Interesse Sovracomunale (PLIS), bisogna però fare presto e bene, tocca ai comuni, (Cogeme SpA forse è meglio che pensi a erogare buoni servizi), depositari di tutte le scelte relative al territorio muoversi capire le sintonie già esistenti e svilupparne di nuove superando la causa principale degli errori compiuti finora che è quella di guardare solo al proprio orticello, solo una visione d'insieme e azioni concordate possono salvare la Franciacorta esaltando i suoi prodotti la sua storia la sua ricchezza architettonica i suoi paesaggi e la qualità della vita e dell'accoglienza dei residenti e degli ospiti perché se abbiniamo la Franciacorta al lago d'Iseo e alla Valcamonica con i suoi demani sciistici abbiamo in pochi kilometri un territorio dalle offerte infinite e che tutti ci invidiano, tocca a tutti noi farle valere per ottenere anche le giuste ricadute economiche.
Silvio Parzanini 

Qui invece potete leggere un articolo, dove è messa in risalto, con esempi concreti, la contraddizione tra il dire e il fare: “Provaglio: un fronte anti cemento”